Enrico
Mitrovich
Una Presentazione di
Piero
Franceschetti
in occasione di una mostra a Vicenza nel 1995
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Questa sera il gruppo Amici del bacchiglione presenta una mostra insolita, una novità per tutta Vicenza, nell'opera prima di un artista giovane, Enrico Mitrovich, sveglio, attivo, curioso, con una cultura tecnologica che, vero figlio dell'era della TV che per tanti ragazzi sostituisce giocattoli e libri, Enrico indaga per curiosità e divertimento e scopre un ambito artistico al di fuori ma adiacente alla video-art. La video arte sostituisce al quadro una video cassetta, invece Enrico traduce la visione del computer in tela dipinta, trasformandovi i suoi umori e la critica sociale in un divertente gioco di similitudini e di rimandi tra pop-art e poesia visiva. Mentre la video-art ha trent'anni, si può considerare nuova la scoperta di Enrico, che centra la sua attenzione sui videogiochi, ossia videogiochi da bar, assurti a simbolo di un nuovo modo di comunicare un'altra forma espressiva in continua veloce evoluzione, per cui invecchiano e sotto questo aspetto Enrico considera il fenomeno dell'invecchiamento rapido di ogni odierna novità tecnologica. Enrico pone al centro del suo discorso la parola obsoleto, ossia passato di moda fuori uso, riferito a questi videogames, di cui l'artista rievoca attraverso la propria memoria visuale una sequela di questi giochi ormai fuori uso, scrive lui stesso: "La mia provocazione consiste nel togliere alla suggestione elettronica tutta la sua forza trasportando le immagini digitali su una superficie piana dove l'esperienza visiva è diversa". Qui avanzo la mia tesi che oggi è
impossibile
fare qualcosa di assolutamente nuovo, qualunque cosa si faccia trova
dei
precedenti nella storia dell'arte. E dunque queste tele le vedo come
concetto
e come visione. Oggi l'arte, frammentaria e sconnessa, viene a
collegarsi
alla galassia elettronica, ai sistemi comunicativi noti, il sogno
dell'immateriale
coltivato nelle realtà virtuali, partendo dalla TV.
Siamo passati dal visibile naturale al
visibile
innaturale con le immagini tecnologiche. In un certo senso si
può
dire che l'uomo d'oggi viva nel computer che esclude il reale,
percepisce
solo "i segni" vale a dire dati e immagini tecnologiche riconducibili
alla
loro origine digitale. Così il video diventa quadro in pittura
da
leggere nel modo tradizionale. La precisione del video assumerà
la suggestione di linguaggio arcaico in un gioco di rimandi e analogie.
Piero Franceschetti
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